Grillo, o la strategia dell’assenza

“Video Killed The Radio Star”, si cantava alla fine degli anni Settanta. Il video ammazza i grillini (anzi, gli “attivisti del Movimento cinque stelle”, come vogliono essere chiamati) ammonisce, e non da oggi, il loro leader Beppe Grillo, che maltratta la sua eletta bolognese Federica Salsi: disobbediente, è andata a “Ballarò”. Grillo non rinuncia alla battutaccia misogina sul “punto G, quello che ti dà l’orgasmo nei salotti dei talk-show”, e il senso è chiaro: in tv non ci si va perché lì ci si contamina, si diventa zombie, morti viventi della politica. Leggi Perché Grillo non la racconta giusta di Giorgio Gori
1 NOV 12
Ultimo aggiornamento: 16:10 | 11 AGO 20
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Roma. “Video Killed The Radio Star”, si cantava alla fine degli anni Settanta. Il video ammazza i grillini (anzi, gli “attivisti del Movimento cinque stelle”, come vogliono essere chiamati) ammonisce, e non da oggi, il loro leader Beppe Grillo, che maltratta la sua eletta bolognese Federica Salsi: disobbediente, è andata a “Ballarò”. Grillo non rinuncia alla battutaccia misogina sul “punto G, quello che ti dà l’orgasmo nei salotti dei talk-show”, e il senso è chiaro: in tv non ci si va perché lì ci si contamina, si diventa zombie, morti viventi della politica. Ottima strategia, ha scritto Massimo Gramellini sulla Stampa, visto che ormai “nella percezione del pubblico la Casta è composta proprio dagli ospiti dei talk-show”. E bel paradosso, per chi ha assolto a un ruolo di supplenza della militanza politica, quando vedere Santoro e Floris era un po’ “scendere in piazza”.
Carlo Freccero, direttore di Rai 4 ed esegeta dei codici della tv, dice che “su quell’interdetto Grillo ha ragione. Quasi tutti i talk-show sono ormai compagnie di giro, con ruoli da commedia che banalizzano tutto. In particolare oggi, con un dibattito politico che lavora ancora sulle maggioranze e minoranze, ormai disintegrate, uscite dalle ultime elezioni. Grillo, che è sempre meno leader politico e sempre più Buon Pastore, ha capito che vince l’astensionista, chi non appare, chi è fuori. Robin Hood scappa, si nasconde, non si siede accanto ai politici di professione, non si appiattisce sugli altri”. Grillo però appare, usando sia qualcosa che si pensava vecchio – il contatto diretto, il comizio, lo spettacolo – sia il nuovo, il Web, sia le interviste televisive da casa sua, nel suo territorio: “Ma decide sempre lui, i media lo devono rincorrere. Quando ho visto la Salsi a ‘Ballarò’, ho subito pensato a una Polverini due. Grillo punta sulla diversità, il suo movimento vuole sembrare una onlus di volontari senza stipendio, con Casaleggio-dottor Mabuse che pensa ai suoi algoritmi. Ha giustamente paura che il suo movimento sia masticato e sputato dai media”.
Anche lo scrittore Walter Siti, che sulla Stampa tiene una rubrica di critica televisiva, pensa che Grillo colga “una contraddizione reale. La televisione è contemporaneamente il mezzo attraverso il quale un politico si fa conoscere ed è anche il tritacarne da cui esce sempre più come personaggio da reality. O non ci vai e non ti fai conoscere, o ci vai e rischi di perdere autorevolezza nel grande reality della politica”. Grillo, però, lucra su una popolarità acquisita proprio in tv, sia pure in altri tempi e con altri ruoli: “E infatti lui alle elezioni non si presenta. Ma ci si avvicina come decide lui, con un gruppo di persone che non devono finire nel tritacarne. E’ una mossa astuta: i suoi rimangono misteriosi e quindi li puoi immaginare migliori rispetto a un mondo di svalutati”. Può pesare, nella scelta di disertare i talk-show, anche la paura del contraddittorio per coloro che potrebbero apparire come dilettanti allo sbaraglio? “C’è anche questo. Ma un conto è essere sbertucciato perché sei onesto e non smaliziato, un conto è sembrare una controfigura della Mussolini. La tv macchiettizza. Lo fa soprattutto se sei fuori dai giri e se nessuno ti teme. Anche il più smaliziato di tutti, Andreotti, è stato macchiettizzato, ma sempre con un distacco reverenziale. Al parvenu assoluto basta toccarsi troppo spesso i capelli o sbagliare vestito per essere marchiato. Grillo ha calcolato tutto questo, perché sa benissimo come funziona la televisione. E anche la battuta politicamente scorretta sul punto G, non è detto che gli nuoccia. Lui è un comico e usa i codici della comicità, se gli servono”.
Il critico televisivo del Corriere della Sera, Aldo Grasso, pensa invece che “bisogna resistere alla tentazione di dar ragione a Grillo sull’astensione dai talk-show, anche se quella tentazione può essere forte. Io stesso sogno di sostituirli tutti per un anno con serie americane, a scopo di disintossicazione. Da questo punto di vista ha ragione Grillo, certi riti tribali della politica in televisione – basti pensare ai danni fatti da ‘Ballarò’ con la Polverini – servono solo a creare mostri. Ma poi mi dico che sono i rischi della democrazia e bisogna farci i conti. L’aspetto davvero grottesco è un altro: Grillo si rende conto di essere sempre più simile all’‘Ubu Roi’ della commedia di Jarry? E’ il comico diventato despota, in una situazione patafisica, da teatro dell’assurdo: è per pura gelosia che Grillo dice ai suoi militanti di non andare in televisione, e con la sua ira dai modi sgraziati e maschilisti fa presagire quello che fatalmente succederà. Il dittatore non si accontenterà più di agire da dietro lo schermo di un computer, dettando le sue regole di comportamento; prima o poi i militanti diventeranno adulti, vorranno camminare sulle loro gambe. Magari sarà Casaleggio, ora ancor più assente di lui, a creargli problemi”.